Kathy Reichs - Pssario - Cross Bones - ITALIA.pdf
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KATHY REICHS
KATHY REICHS
OSSARIO
(Cross Bones, 2005)
A Susanne Kirk,
editor della Scribner, 1975-2004
e
a James Woodward, rettore della
University of North Carolina di Charlotte, 1989-2005
grazie per gli anni in cui mi avete sostenuta e incoraggiata.
Buon pensionamento!
Ringraziamenti
Come sempre devo molto a tanti miei colleghi, alla mia famiglia e ai
miei amici per il tempo, la consulenza e i consigli.
Al dottor James Tabor della facoltà di Studi religiosi della University of
North Carolina di Charlotte, che mi ha dato l'impulso per scrivere
Ossario
,
e ha messo a mia disposizione i suoi appuntì e i risultati delle sue ricerche,
ha controllato mille dettagli e mi ha cortesemente accompagnata nelle mie
visite in Israele.
Ai dottori Charles Greenblatt e Kim Vernon, dell'Università ebraica di
Gerusalemme, e al dottor Carney Matheson, del Paleo-DNA Laboratory,
Lakehead University, che mi hanno istruita sul DNA antico. Al dottor
Mark Leney. DNA coordinatore del CILHI, Joint POW-MIA Accounting
Command, e al dottor David Sweet, direttore del Bureau of Forensic Den-
tistry, University of British Columbia, che ha risposto ai miei quesiti sul
DNA moderno.
Ad Azriel Gorsky, direttore (emerito) del Laboratorio fibre e polimeri,
Divisione di identificazione e scienze forensi, polizia nazionale israeliana,
per i consigli in relazione alle analisi sui capelli e le fibre e sui metodi di
applicazione della legge in Israele.
Al dottor Elazor Zadok, brigadier generale, direttore della Divisione di
identificazione e scienze forensi, polizia nazionale israeliana, che mi ha
permesso di visitare il complesso dell'istituto di scienze forensi. Al dottor
Tzipi Kahana, ispettore capo e antropologo forense della Divisione di i-
dentificazione e scienze forensi, polizia nazionale israeliana, che mi ha in-
formata sul sistema di medicina legale israeliano.
Al dottor Shimon Gibson dell'Unità archeologica di Gerusalemme, che
mi ha accompagnata in vari siti in tutto Israele e ha risposto alle molte do-
mande sulla sua terra.
A Debbie Sklar, dell'Autorità archeologica israeliana, che mi ha consen-
tito una visita privata del Museo Rockefeller.
A Christopher Dozier, funzionario del dipartimento di polizia di
Charlotte-Mecklenburg, e al detective Stephen Rudman, Superviseur (in
pensione), Analyse et Liaison, Communauté Urbaine de Montréal Police,
che mi ha fornito informazioni su come ottenere registrazioni telefoniche.
A Roz Lippel, che mi ha aiutata a tener buoni gli ebrei e a Marie-Eve
Provost, che ha fatto lo stesso con i francesi.
Un ringraziamento speciale è rivolto a Paul Reichs per i suoi penetranti
commenti sul manoscritto.
Vanno inoltre ricordati i due libri citati nel testo:
Masada: la fortezza di
Erode e l'ultima difesa degli Zeloti
di Yigael Yadin (traduzione di Clara
Valenziano), De Donato, Bari 1968 e
The Jesus Scroll
di Donovan Joyce,
Dial Press, New York 1973.
Per finire, ma certo non per importanza, un sincero ringraziamento va al-
la mia editor, Nan Graham. Grazie ai suoi consigli
Ossario
è un libro dav-
vero migliore. E grazie anche a Susan Sandon, la mia editor di oltreocea-
no.
E naturalmente a Jennifer Rudolph Walsh, vicepresidente esecutivo del
Worldwide Literary Department, e una delle prime due donne a essere
nominate nel consiglio di amministrazione della William Morris Agency.
Congratulazioni! Grazie perché nonostante tutto continui a essere la mia
agente.
L'Editore e Studio Editoriale Littera ringraziano Sara Grazioli, Irene
Annoni, Annalisa Crea, Valeria Fucci e Raffaella Chelotti per la preziosa
collaborazione.
Sta' lontano dal male e fa' il bene,
cerca la pace e perseguila.
Antico Testamento
Salmi 34:15
Un frutto di giustizia viene seminato nella
pace per coloro che fanno opera di pace.
Nuovo Testamento
Lettera di Giacomo 3:18
Non fate di Dio l'oggetto dei vostri giuramenti - che sarete giusti,
che temerete Dio e che metterete pace fra gli uomini - poiché Dio
sa ed ascolta.
Corano 2:224
1
Dopo la cena di Pasqua a base di purè, prosciutto e piselli, Charles «
le
Cowboy» Bellemare sottrasse alla sorella una banconota da venti, guidò
fino a Verdun, entrò in una crack house e scomparve.
Quell'estate la crack house fu venduta. Ma durante l'inverno i nuovi pro-
prietari si accorsero che il camino non tirava bene. Il 7 febbraio, un lunedì,
il padrone di casa decise di ripulire la canna fumaria e vi infilò il manico di
un rastrello. Una gamba essiccata cadde sulla cenere del focolare.
L'uomo chiamò la polizia. La polizia chiamò i vigili del fuoco e il
Bureau du Coroner. Il coroner chiamò noi dell'Istituto di medicina legale.
Il caso fu affidato a Pelletier.
Un'ora dopo la caduta della gamba dal camino, Pelletier e due tecnici di
autopsia si trovavano già sul prato antistante la casa. Sul posto regnava una
grande confusione. Padre infuriato. Madre isterica. Figli agitati. Vicini pie-
trificati. Poliziotti infastiditi. Vigili del fuoco sconcertati.
Il dottor Jean Pelletier è il più anziano dei cinque patologi che lavorano
al Laboratoire de Sciences Judiciaires et de Médecine Légale, l'Istituto di
medicina legale del Québec. Ha denti e articolazioni in pessimo stato, e
nessuna tolleranza verso chi o cosa lo costringe a perdere tempo. Quel
giorno Pelletier diede una rapida occhiata e ordinò una palla demolitrice.
Il muro esterno del camino venne letteralmente polverizzato. Dalle ma-
cerie fu estratto un cadavere ben carbonizzato, il quale fu adagiato su una
lettiga e trasportato in istituto. Il giorno successivo Pelletier osservò i resti
e decretò: «
Ossements
»
.
Ossa.
A questo punto entro in scena io, Temperance Brennan, antropologa fo-
rense in Québec e North Carolina. Perché
la belle province
e Dixieland? È
una lunga storia, iniziata con uno scambio tra la mia università, la Univer-
sity of North Carolina di Charlotte, e la McGill di Montréal. Alla fine del
periodo previsto tornai al sud, ma continuai a collaborare con l'Istituto di
medicina legale di Montréal. Sono passati dieci anni e ormai posso consi-
derarmi una pendolare della rotta Charlotte-Montréal.
Quando arrivai in istituto per il mio turno di febbraio, la
Demande d'e-
xpertise en anthropologie
firmata da Pelletier mi aspettava sulla scrivania
del mio ufficio.
Era il 16 febbraio, mercoledì, e le ossa rinvenute nel camino formavano
uno scheletro completo sul mio tavolo da lavoro. Sebbene la vittima non
fosse un fanatico dell'igiene orale, e quindi la consultazione della docu-
mentazione odontoiatrica era esclusa, tutti gli indicatori scheletrici erano
compatibili con Bellemare. Età, sesso, razza, altezza e alcuni chiodi inseriti
nella tibia e nel perone destro mi dicevano che stavo guardando il Cowboy
da tempo scomparso.
A parte una frattura sottile quanto un capello alla base del cranio, proba-
bilmente causata dall'imprevisto tuffo nel camino, non riscontrai nessun'al-
tra indicazione di trauma.
Mi stavo domandando come e perché un uomo sale su un tetto e cade in
una canna fumaria, quando il mio telefono squillò.
«Pare che io abbia bisogno della sua assistenza, Temperance.» Solo
Pierre LaManche usava il mio nome per intero, calcando l'accento sull'ul-
tima sillaba e pronunciandolo con suono nasale, alla francese. Sospettai
che LaManche stesse lavorando a un cadavere che presentava fenomeni di
decomposizione.
«Stato avanzato di decomposizione?»
«
Oui.
»
Il mio capo si interruppe per qualche secondo. «E altre complica-
zioni.»
«Complicazioni?»
«Gatti.»
Oh, santo cielo.
«Scendo subito.»
Dopo aver salvato su disco la perizia relativa a Bellemare, lasciai il mio
laboratorio, superai le porte a vetri che separano l'Istituto di medicina lega-
le dal resto del piano, imboccai un corridoio secondario e premetti il pul-
sante dell'ascensore. Accessibile solo dal dodicesimo e tredicesimo piano,
sedi dell'LSJML, e dall'undicesimo, che ospita l'ufficio del coroner, questo
ascensore porta a un'unica destinazione: l'obitorio.
Mentre scendevo nel seminterrato, ripensai a quanto avevo appreso quel-
la mattina durante la consueta riunione del personale.
Avram Ferris, un ebreo ortodosso di cinquantasei anni, era scomparso
una settimana prima. Il corpo di Ferris era stato ritrovato il giorno prece-
dente in un ripostiglio al primo piano dell'edificio in cui lavorava. La valu-
tazione sulla scena del crimine era stata morte autoinflitta con colpo di ar-
ma da fuoco. La famiglia della vittima però aveva rifiutato con forza l'ipo-
tesi del suicidio.
Il coroner aveva richiesto l'esame autoptico. I parenti di Ferris e il rabbi-
no invece erano contrari. Raggiungere un compromesso era stato molto
difficile.
Stavo per vedere il cadavere.
E il bel lavoretto eseguito dai gatti.
Uscita dall'ascensore, voltai a sinistra e poi a destra verso l'obitorio. Via
via che mi avvicinavo al corridoio delle sale autopsia, udivo dei suoni pro-
venire dalla saletta dei parenti, una stanza piuttosto triste riservata ai fami-
liari chiamati a identificare i cadaveri.
Un pianto sommesso. Una voce femminile.
Immaginai quello spazio cupo, con le piante finte, le sedie di plastica e
le finestre oscurate dalle tende e provai la solita tristezza. Qui in istituto
non eseguiamo autopsie di tipo ospedaliero. Niente malati terminali di
cancro. Niente infarti. Noi siamo addetti agli omicidi, ai suicidi, alle morti
violente, improvvise e inaspettate. La saletta dei parenti ospita quelle per-
sone alle quali l'imprevedibilità del destino ha appena teso un'imboscata. E
il loro dolore mi turba sempre.
Aprii una porta di colore azzurro intenso e imboccai uno stretto corri-
doio con una serie di postazioni informatiche, carrelli di acciaio e asciuga-
toi alla mia destra. Altre porte azzurre, invece, si aprivano alla mia sinistra,
ciascuna recante la targa
salle d'autopsie.
Alla quarta porta tirai un profon-
do respiro ed entrai.
Oltre agli scheletri, io mi occupo anche dei cadaveri, mummificati, bru-
ciati, mutilati e decomposti. Il mio lavoro consiste nel ritrovare l'identità
che la morte ha cancellato. Utilizzo spesso la sala quattro perché è dotata
di uno speciale impianto di aerazione. Quel mattino l'impianto sembrava
quasi non farcela contro il fetore della decomposizione.
Alcune autopsie vengono eseguite in una sala completamente vuota. Al-
tre di fronte a molte persone. Malgrado l'odore terribile, per l'autopsia di
Avram Ferris era rimasto solo posto in piedi.
LaManche. Il suo tecnico di autopsia, Lisa. Un fotografo della polizia.
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